Quando si dice il fascino della desolazione. Grandi hotel, parchi giochi, isole o interi quartieri abbandonati in una selezione di foto che vi mostreranno questi luoghi e la loro malinconica bellezza.

Hashima, Giappone

Hashima è un’isola dell’arcipelago del Giappone, nota anche come Gunkanjima  letteralmente tradotto in “isola della nave da guerra”, per la somiglianza della sua forma alla corazzata giapponese Tōsa. Compresa tra le 505 isole disabitate della Prefettura di Nagasaki, a circa un’ora di navigazione dal capoluogo, Hashima ha ospitato uno dei più prolifici siti minerari del Giappone. Lo stabilimento fu dismesso nel 1974e da allora l’isola è rimasta completamente abbandonata diventando uno dei più emblematici simboli dell’archeologia industriale. Dopo 35 anni in condizioni di completo decadimento Hashima è tornata di nuovo accessibile ai turisti che qui compiono brevi itinerari di visita.

Fonte: wikipedia

Kadykchan, Russia

Insediamento definitivamente spopolato nel 2010 Kadykčan fu costruito dai lavoratori dei gulag nel distretto russo di Susuman, durante la seconda guerra mondiale. Il sito successivamente divenne la residenza dei minatori di carbone che rifornivano la centrale elettrica di Arkagalinskaja ma dopo, con il collasso dell’Unione Sovietica, le miniere furono soggette a declino. Inoltre, a causa dell’esplosione che ci fu nel 1996 e che provocò la morte di sei minatori, le gallerie vennero chiuse definitivamente e nel giro di qualche settimana quasi tutte le persone che risiedevano a Kadykčan vennero trasferite nelle città vicine. Da circa 5800 gli abitanti divennero 290  nel 2007 rendendo di fatto Kadykčan una città fantasma.

Dadipark, Dadizele, Belgio

Dadipark nacque alla fine del ’49 per volontà del locale pastore di Dedizele con l’obiettivo di sviluppare e allargare il parco giochi esistente dando così possibilità di svago alle famiglie della città ed ai turisti. All’interno del parco divertimenti non erano presenti attrazioni spettacolari e mozzafiato a differenza di quelli attuali. Al suo interno si verificarono, nel corso del tempo, diversi piccoli incidenti fin quando, nel 2000 un ragazzo perse un braccio in una delle attrazioni (foto in basso). Da quel momento, per la carenza di adeguate misure di sicurezza, il parco fu chiuso e mai più riaperto anche se si parlò di una chiusura temporanea per ristrutturazione. Da allora le attrazioni di Dadipark sono rimaste abbandonate  fino alla demolizione del 2012.

Six Flags park, New Orleans

Ancora un parco giochi dismesso, quello a New Orleans, forse dall’aria più spettrale rispetto al belga Dadipark. Il six flags park fu chiuso per ragioni differenti da quelle che hanno portato alla chiusura del parco europeo. Fu infatti l ‘imminente arrivo dell’uragano Kathrina nel 2005 a far decidere per la chiusura di questa struttura che faceva parte di una delle più importanti catene americane di parchi divertimento, sia per dimensioni che per pubblico. A differenza di altri così grandi e celebri parchi le attrazioni del Six Flags si distinguevano più per spettacolarità tecnica e meccanica delle attrazioni presenti che per  tematizzazioni e aspetti scenografici. Dopo il passaggio dell’uragano Cathrina però i cancelli nojn furono più riaperti.

La Petite Ceinture

La Petite Ceinture ( la piccola cintura) è una linea ferroviaria ormai abbandonata. Fu inaugurata nel 1852  e con circa 30 chilometri di ferrovia collegava le stazioni interne alla fortificazione. Successivamente le stazioni aumentarono notevolmente come le persone che iniziarono ad utilizzare abitualmente la “piccola cintura”. Pian piano negli anni però si verificò il processo inverso, la ferrovia venne soppiantata dalle auto e dalla metropolitana fino all’abbandono definitivo a metà degli anni ’80. Attualmente il percorso è difficilmente raggiungibile nella maggior parte dei suoi tratti anche se molti appassionati e associazioni si stanno dando da fare per il ripristino della “piccola cintura”come attrazione turistica.

Hotel del Salto, Colombia

Isole, parchi e ferrovie, in questo post non ci facciamo mancare niente quindi come non menzionare gli hotel. Uno di questi, splendido e con un meraviglioso panorama ai suoi piedi si trova nel comune di San Antonio Tequendama, a 18 km a sud ovest di Bogotà, capitale della Colombia. Il nome  deriva dalla sua magnifica posizione, proprio sull’orlo di un salto di 157 a strapiombo sul fiume Bogotà. L’Hotel fu inaugurato nel 1928 e divenne subito una meta ambita proprio per la meravigliosa posizione in cui si trovava. Purtroppo con il passare del tempo qualcuno iniziò a scegliere l’hotel come luogo dal quale effettuare “l’ultimo salto” e suicidarsi. La bellissima struttura fu chiusa negli anni ’90 perchè, secondo i proprietari, le acque del fiume Bogotà, ormai inquinate, non erano più un’attrattiva per i turisti, mentre altri parlano di strane presenze che infestano l’hotel.

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