L’assenza di attenzione da parte delle istituzioni italiane per le sempre più numerose vittime di alcune categorie di lavoratori è un tema molto caldo e decisamente ancora attuale.
Secondo i dati forniti dall’Osservatorio indipendente di Bologna si tratta di più di un morto al giorno. Centoventinove le vittime dall’inizio dell’anno, un numero già superiore se paragonato alle centosedici vittime del primo trimestre dello scorso anno.
E le analisi parlano chiaro, nonostante il peso dei dati provenienti da industria, trasporto ed agricoltura, il primo posto sul podio se lo aggiudica, con ampio margine, il comparto dell’edilizia, con un’alta incidenza di sciagure provocata soprattutto da rovinose cadute dall’alto che non lasciano scampo.
Queste morti, denominate bianche, stanno segnando un trend, non solo positivo, ma in continua crescita se si guarda all’andamento dei fatti dell’ultimo anno. Dal 2014 ad oggi, l’incremento è del 17 % con il primato detenuto dal Veneto e a seguire dal Friuli Venezia Giulia, da Lombardia e dalla città di Roma.
Il fulcro del problema, con tutta probabilità non tenuto in giusta considerazione dal Governo del Paese, sta nei quotidiani rischi mortali derivanti dal mancato uso di protezioni, parapetti, imbragature, ecc.
E’ consuetudine, tra gli addetti ai lavori dell’edilizia, non usare nè caschetti e tanto meno scarpe antinfortunistiche.
Il maggior numero di vittime è stato protagonista di brutali cadute da notevoli altezze e, nel solo 2015, le morti bianche del settore edile sono state centotrentacinque, pari al 28 % di tutte le morti sul lavoro in Italia.
I primati dello scorso anno se li aggiudicano Campania, Lazio, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sicilia. In particolare le città più interessate da mortali incidenti sono Napoli, Latina, Roma, Milano, Belluno, Palermo.
Secondo quanto elaborato dall’Osservatorio di Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering di Mestre, questa emergenza è ancora poco tenuta in considerazione e poco si sta facendo per prevenire ed incentivare la formazione del personale addetto a mansioni pericolose.
Elaborare i dati forniti dai monitoraggi permette di tracciare un andamento preciso degli accadimenti.
Al di là delle attenzioni e degli eventi dedicati alla Giornata nazionale delle vittime sui luoghi di Lavoro, c’è veramente bisogno che le istituzioni italiane profondano fondi economici ed energie per la soluzione del problema e per la formazione adeguata di determinate classi di lavoratori.
Numeri spietati rendono evidente la necessità di una maggiore presa di coscienza e di una prevenzione efficace volti a diminuire un totale di centotrentacinque morti dal primo gennaio nel solo settore edile.
Un’analisi più dettagliata evidenzia quella dai 40 ai 59 anni come fascia più colpita, mentre geograficamente individua il centro sud come zona più a rischio, con 11 vittime donne. Anche gli stranieri hanno un ruolo da protagonista: le vittime albanesi sono il 38 % e quelle rumene sono il 28 %.
Oltre alle cadute dall’alto risultano molto frequenti, incidenti da schiacciamento, il ribaltamento dei mezzi, il contatto elettrico, la pericolosità di oggetti in movimento.
Per una performante riduzione degli incidenti è necessario intervenire sui datori di lavoro, che ancora oggi nel settore dell’edilizia, sottovalutano l’importante di una corretta informazione e una adeguata sensibilizzazione in merito alla sicurezza.
Nonostante esista una severa normativa che prevede la redazione di un Piano operativo sulla sicurezza (POS), è consuetudine sottodimensionare i sistemi di sicurezza nella gestione pratica di un qualsiasi cantiere.
L’analisi meticolosa presentata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering viene confermata dai dati forniti dall’Inail e permette di assegnare all’Italia la medaglia d’oro in un’ipotetica sfida a livello europeo sugli infortuni mortali nei luoghi di lavoro.
Probabilmente un aumento dei controlli e il timore di pene certe e più severe potrebbe segnare una svolta, sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e velocizzare il cambiamento.

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