I PROBLEMI 

Secondo la legge dunque l’Ente gestore ha la facoltà di alienare i terreni appartenenti al demanio civico destinati all’agricoltura e di solito ciò avviene dando la possibilità a uno o più membri della collettività di riscattare le quote spettanti agli altri, in questo modo si diviene unici proprietari del fondo.
Purtroppo molto spesso si è assistito a un comportamento che mirava a favorire solo uno o pochi soggetti, privando tutti gli altri del godimento degli usi civici.
In molti casi, anche per terreni soggetti a vincolo ambientale, si è preferito “spacciarli” per agricoli e quindi procedere alla vendita permettendo speculazioni di carattere edilizio. Così sono nati complessi residenziali e/o turistici e l’intera comunità, oltre ad essere stata privata di un suo diritto, ha visto deturpare il territorio con un mare di cemento.

I casi di questo tipo sono numerosi, soprattutto in regioni che hanno scoperto piuttosto recentemente la loro vocazione turistica, come ad esempio in Sardegna.
Nell’isola sono veramente numerosi i casi di vendita o svendita di terreni appartenenti al demanio civico e spesso gli enti locali o la stessa autorità regionale hanno cercato di legittimare queste speculazioni.
I cittadini, riuniti in associazioni, cercano di opporsi a questi soprusi che hanno visto ad esempio sorgere a Muravera (CA) ville e villette su ettari di demanio civico venduto illegittimamente negli anni ’70.
Ma gli esempi da citare sono moltissimi solo in Sardegna: Gonnesa, Cabras, Narbolia, Fluminimaggiore e l’elenco potrebbe essere lunghissimo.
Se in alcuni casi il recupero degli usi civici risulta impossibile in quanto la vendita è avvenuta decenni fa e il territorio ha ormai perso le sue connotazioni originarie, ai cittadini spetta ora vigilare e difendere i propri diritti riguardo gli atti recenti.
In tempi di deficit di bilanci comunali, per fare cassa molte amministrazioni locali non esitano a “dimenticare” gli usi civici a cui alcuni terreni sono sottoposti per progettare ad esempio una centrale eolica come a Portoscuso in Sardegna o aprire una cava di basalto come a Rocca d’Evandro (CE).
I cittadini che si oppongono a tali progetti sono destinati a seguire un lungo iter burocratico.
Nel caso campano hanno prodotto documentazioni ed esposti presso il commissario degli usi civici della Campania, l’assessorato regionale competente, l’Autorità di tutela e controllo del bacino dei fiumi del territorio, la provincia di Caserta e ovviamente il comune.
Un grande dispendio di tempo ed energie per far valere dei diritti inalienabili che l’ente gestore dovrebbe essere il primo a proteggere, in quanto rappresentante della collettività.

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